Gli stereotipi sul lavoro

Testo stimolo

Questo testo può essere usato per stimolare la discussione per piccoli gruppi e poi a classe intera sulle prospettive professionali.

Negli ultimi 15-20 anni si sono registrati grandi mutamenti nei sistemi professionali e nei contenuti della professionalità in relazione alle innovazioni tecnologiche e organizzative e ai fenomeni di internazionalizzazione dei mercati. Sulle nuove professioni è stato scritto e detto molto, ma spesso, soprattutto dai media a più vasta diffusione, sono state trasmesse immagini distorte: oscillanti tra una visione del mondo del lavoro superato dai tempi (logiche fordiste/ tayloriste della catena di montaggio) e visioni futuribili altrettanto distanti dalla realtà (gli elenchi dei mestieri del futuro, quali l'esperto di domotica, di turismatica, ecc).

In realtà se ci riferiamo ad un futuro non troppo lontano (5-10 anni) possiamo ragionevolmente prevedere che:

- le nuove professioni in senso stretto (es. tecnobiologie) avranno un peso determinante nel progresso e nello sviluppo dell'economia e della società, ma riguarderanno, in termini di prospettive di impiego, un numero molto limitato di persone;

- se andiamo alla sostanza, le figure professionali che conteranno domani non sono molto diverse da quelle che già conosciamo. Ciò che cambia - a volte in modo consistente - sono le richieste in termini di prestazioni e competenze. Attorno all'asse portante della componente tecnica, cresce il valore attribuito alle conoscenze di base (saper leggere, saper scrivere, saper calcolare, ma anche conoscere le lingue straniere, saper usare le tecnologie informatiche) e alle componenti psicosociali della competenza (diagnostiche, relazionali, decisionali).

In sintesi, si tratta di non rincorrere i vecchi stereotipi o le realtà futuribili del mondo del lavoro e riflettere sulla necessità di costruire per tappe successive e con continui aggiustamenti un percorso professionale. Il bagaglio culturale iniziale deve essere costantemente sottoposto a "manutenzione", perché continuerà ad essere una chiave determinante per il percorso di lavoro per tutta la durata della vita attiva.

Tratto da N. Schiavone, Saper minimo sull’orientamento, Regione Emilia Romagna, 2002.

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