I caratteri specifici

Tutti i percorsi educativi del programma di ricerca-azione si caratterizzano per i contenuti e le metodologie.  La sintesi che segue connette le scelte effettuate con la letteratura di riferimento.

1) Le metodologie adottate nei percorsi educativi sono basate sul filone di ricerca del costruttivismo e in particolare del costruttivismo storico-sociale. Chi apprende costruisce la propria conoscenza attivamente, sulla base delle sue esperienze individuali e sulla base di schemi e strumenti, interagendo con persone e artefatti. I principali riferimenti sono nelle opere di Vygotskij (1934/1990, 1978), nel pragmatismo di Dewey (1915/1949, 1938/1949 e 1897/1954) che inseriscono qualsiasi attività umana in un contesto storico e sociale, costituito da una rete di significati e di relazioni che determinano lo sfondo di senso, costruito a partire dai contesti d'uso.

2) I percorsi educativi fanno riferimento alle esperienze di didattica collaborativa basta sulla metodologia della ricerca, come in Bell et al. (2010) e in Scardamalia e Bereiter (1991).

3) I percorsi educativi, sulla base dei risultati delle ricerche sulle caratteristiche dei processi innovativi, come in Lundvall et al. (1992), costruiscono esperienze e ambienti di apprendimento che si focalizzino sull’obiettivo di preparare i giovani a risolvere problemi complessi, che nascono in situazioni ambigue, non definite e mutevoli.

4) Le scelte dei contenuti dei percorsi educativi, fin dai primi anni di scuola e in uno sviluppo verticale, sono sollecitate degli studi sulle competenze scientifiche della popolazione, con specifico riferimento a quanto fu codificato dalla AAAS (American Association for the Advancement of Science) nel 1991, per proseguire con quanto contenuto nel rapporto Rocard alla Commissione Europea (Directorate general RSES, 2007) e in Osborne e Dillon (2008). Un contributo importante è venuto anche dagli studi britannici sui curricola di educazione scientifica come in Hunt (1988) e Black (1992), che sono considerabili punti di raccordo di un processo di innovazione che ha coinvolto molteplici attori in diversi paesi.

5) I percorsi educativi si distinguono per volere accendere i riflettori sull’educazione tecnologica contestualizzata. Le ragioni di questa scelta sono sostanzialmente due. Da un lato, non ci sono evidenze di un chiaro progresso nelle conoscenze e nelle competenze sulle tecnologie di produzione e sulle tecnologie dei prodotti, nonostante lo sviluppo di metodologie didattiche più efficaci nell’insegnamento delle scienze. L’idea implicita, che il potenziamento delle conoscenze scientifiche porti automaticamente al potenziamento di conoscenze e competenze tecnologiche, si è dimostrata largamente infondata. Le conoscenze e le competenze tecnologiche necessarie alle nuove generazioni continuano ad essere scarse e sottovalutate in numerosi sistemi educativi. Da un altro lato, l’educazione tecnologica non può essere limitata alla conoscenza e alla pratica dei software di produttività individuale e di comunicazione, ma deve inglobare alemno gli elementi di base di ingegneria, di teoria del controllo e deve connettersi con la cultura del lavoro. I percorsi educativi valorizzano per questo sia gli studi di Gardner (1994) sulle intelligenze multiple, sia gli studi di Jonassen et al. (2008), di Linn et al. (2004) e Quintana et al. (2004).

6) I percorsi educativi si concentrano sulle esperienze di apprendimento in cui gli artefatti, i macchinari e i documenti concreti delle comunità di pratiche diventano oggetti del lavoro degli studenti, strumenti per conoscere e per costruire conoscenza. Tra gli artefatti sono inclusi i personal computer e i software, non solo quelli di produttività individuale. I riferimenti di base sono nei lavori di Vygotskij e nello specifico delle attività nei lavori di Papert (1993) e Rabardel (1995).

7) I percorsi educativi si avvantaggiano di “eventi stimolo” realizzati nell’ambiente di apprendimento denominato Museolaboratorio: un ambiente strutturato che in alcune parti simula un ambiente di lavoro industriale meccanico. La costruzione degli ambienti ha tenuto conto di molteplici spunti e in particolare Resnik (1989), Collins,Brown e Holum (1991), Grabinger e Dunlap (1995) e Wilson (1996).

Per approfondire le scelte metodologiche