Produzione artistica

Marco Mendeni (Brescia, 1979), dopo aver studiato l’influenza degli universi videoludici nell’arte, sposta il suo interesse per i nuovi media sperimentando l’utilizzo delle nuove tecnologie comunicative e mediali in termini di nuove possibilità espressive. Il percorso formativo, tradizionale da una parte e legato alla scoperta di nuove forme di espressione dall’altra, lo spinge a ricercare un equilibrio possibile nella fusione di tutti quegli elementi che caratterizzano l’uno e l’altro aspetto della realtà. Questa ricerca è diventata con il tempo la sintesi del suo lavoro. È un new media artist, da anni dedito a una ricerca artistica incentrata sul medium videoludico, che sperimenta la contaminazione tra materia, computer animation e produzione in 3D. Il mondo virtualmente reale del videogame perde il suo carattere fittizio di simulazione giocabile e diventa una terra di mezzo da esplorare e rivelare attraverso i media più diversi. Oggi vive tra Milano e Berlino e i suoi lavori vanno dall’etereo digitale dei machinima come I am Niko Bellic (screenshots, 2010) o FOV02 (installazione video, 2012), estratti stranianti di videogiochi modificati attraverso la riscrittura del loro codice-genoma, alle serie materiche su cemento dei Game Over (2010), SimCity (2013) o Avatar (2010). La prima nasce dalla manipolazione del videogioco, fatta direttamente dall’artista e poi impresso su blocchi di cemento, in modo da arrestare l’essere effimero del videogioco nella durevolezza della materia; Sim City si basa sulla stratificazione e sull’uso del colore, quasi un omaggio ai Maestri Campionesi, scultori operanti nel Rinascimento e provenienti da Campione; infine, in Avatar (2010) i protagonisti sono personaggi che abitano mondi paralleli immortalati su lastre di calcestruzzo dove grafica, colore e materia si sovrappongono in una moltitudine di strati. Dopo aver ottenuto importanti esposizioni in Europa e America, Mendeni continua a produrre opere per le quali ricorre a una pluralità di materiali diversi, dal cemento al legno passando per la carta e il video. Finalità del lavoro è ottenere un risultato innovativo: rendere concreto e percepibile ai sensi qualcosa che è sempre stato presentato come effimero e immateriale, ossia il videogioco, medium che l’artista usa come principale mezzo espressivo. Attratto dall’osservare l’evoluzione estetica del media videoludico in termini di fotorealismo, è affascinato, dunque, dall’illusione del reale. Gli artisti che hanno influito maggiormente sulla sua ricerca sono i lavori del duo JODI e dello Spagnolo Joan Leandre, ma anche gli ultimi lavori di Leandre, l’Italiano Damiano Colacito, l'opera SuperMario Sleeping di Miltos Manetas, Eva e Franco Mattes, Brody Condon. Nelle opere di Mendeni arte e tecnologia non si pongono in conflitto, ma gerenano un dialogo stimolante che ci forza a riflettere su esigenze che neppure nell’epoca informatica possono essere soppresse, tra queste, la necessità della materia.
Le sue opere non rimangono confinate in un universo digitale, ma rivestono uno spazio fisico nel quale viviamo; si materializzano in oggetti che si possono toccare. Sono oggetti che l’artista deve manipolare, rallentando e quasi contraddicendo peculiarità del mondo videoludico come l’immediatezza e la velocità. Nella serie Game Over e SimCity la libertà del videogioco è totalmente negata, e l’azione è bloccata in un fotogramma immobile e piatto, per sempre fissata su una lastra di cemento. Del videogioco resta solo, e letteralmente, l’immagine; tutto ciò che si poteva fare, tutta la vita che si poteva “vivere” in Sim City, adesso è condensata sulla pietra. L’unico gioco che ora si può giocare è quello della contemplazione, quanto di più lontano si possa, concettualmente, accostare ai videogiochi. Mendeni non cerca di opacizzare la tecnologia di cui si avvale e, infatti, la fissa su supporti stabili e duraturi come il cemento o la tela; il suo intento è quello di mostrarla totalmente, individuandola come l’altro elemento (oltre al reale) della quotidianità dell’uomo contemporaneo.