Introduzione

«Di un libro eccellente non sono mai troppe le edizioni», dichiarava nel 1827 il tipografo luganese Veladini, il primo a pubblicare I Promessi sposi fuori d’Italia. La prima edizione del romanzo, oggetto di circa ottanta ristampe tra italiane e straniere, godé di un’ampia e duratura fortuna europea. Poco dopo l’uscita in Italia, editori e tipografi stranieri si accingevano a pubblicare I Promessi sposi, che vennero conosciuti, da molti illustri lettori come Mary Shelley, Walter Scott, Charles Dickens, George Eliot, in lingua originale, dato che la conoscenza della lingua italiana era di moda a quel tempo.

Molte le ristampe e molte le traduzioni. Fra il 1827 e il 1836 furono tradotti in nove delle più importanti lingue europee; non mancarono, tuttavia, edizioni italiane all’estero, soprattutto nella Svizzera ticinese, in Francia, Belgio, Germania, Austria, Inghilterra e a Malta. Fra il 1828 e il 1838 uscirono dodici traduzioni francesi, tre tedesche, due inglesi (di cui una pubblicata a Pisa), due americane, due spagnole, cui bisogna aggiungere le versioni in russo, polacco, olandese, danese e svedese. I dati sono indice della grande fortuna e diffusione dell’opera manzoniana in Europa. E proprio questo precoce e immediato successo della 27ana finì, almeno in un primo momento, per “bruciare” il terreno alla 40ana. Le traduzioni della seconda e definitiva edizione del romanzo, stampata a Milano presso Guglielmini e Redaelli fra il 1840 e il 1842, furono meno tempestive. Escludendo la Francia, paese dove il romanzo approda prima che negli altri paesi, le diverse traduzioni della 40ana verranno pubblicate solo a partire dalla fine degli anni ’40, con un ritardo di quasi un decennio rispetto alla princeps.

 

Le traduzioni: molte e infedeli

Un successo europeo, dunque, testimoniato dalle numerose traduzioni, ristampe e rielaborazioni realizzate nel corso del secolo. Promessi sposi letti in Francia, Inghilterra, Germania e Spagna presentavano però spesso imprecisioni, rimaneggiamenti tagli, riconducibili ora a scelte di tipo estetico, ora di tipo ideologico. È il caso della traduzione tedesca «sponsorizzata» da Goethe che, sulla base delle riserve espresse nei Colloqui con Eckermann, aveva indirettamente spinto uno dei primi traduttori, Daniel Lessman, a eliminare le digressioni storiche e l’Introduzione, mancante anche nella versione danese di Frederik Schaldemose e in quasi tutte le traduzioni spagnole. Altro problema è quello delle traduzioni da traduzioni, come nel caso della prima versione russa, uscita a Mosca nel 1833, ricavata dal francese. Si registrano inoltre casi di «scorporamento» di singole sezioni del romanzo pubblicate successivamente come entità autonome. È quello che succede in Olanda, dove lo scrittore Johannes Potgieter traduce e pubblica sulla rivista «De Muzen» solo il primo capitolo, per l’occasione intitolato Don Abbondio, privo però dei riferimenti storici. Ma in Europa circolavano anche testi che oscillavano fra (libera) traduzione e rifacimento di cui Lucie Mondella ou la peste de Milan del 1867 – che riporta il sottotitolo «nouvelle italienne tirée des Fiancés» – costituisce un significativo esempio. La libertà di traduzione riguarda anche i titoli. La maggior parte è tradotta alla lettera, ma una percentuale di edizioni predilige un titolo diverso, che affianchi i protagonisti ad altri soggetti della storia, come nell’edizione francese del 1867 sopracitata.

Le edizioni "pirata" e il fallimento della 40ana

Se l’infedeltà dei traduttori finì per danneggiare l'autore sul fronte intellettuale, la mancanza di una legislazione in materia di diritti d’autore costituì il fattore decisivo per la “sconfitta” economica di Manzoni. Il successo dell’opera favorì il fenomeno delle edizioni pirata e di stampe non autorizzate: anche in un paese come l’Inghilterra, dove già esisteva una legge sul copyright, si registra una diffusione di ristampe illegali provenienti dall’Irlanda. Mentre in Francia, nel cui mercato editoriale erano in vigore norme ben precise, giunsero edizioni abusive dal Belgio.

Il danno economico ricevuto viene così descritto da Manzoni in una lettera a Giacomo Beccaria nel dicembre 1839: «Della prima edizione posso credere siano state fatte quaranta edizioni, delle quali una da me, di mille esemplari; le altre posso credere che abbiano sommato a 59000; il che vuol dire ch’io non ho avuto che la sessantesima parte dei compratori». Oltre a questo, il nostro Autore deve subire anche il danno intellettuale: puntando esclusivamente al ritorno economico, queste ristampe abusive immettono sul mercato edizioni di bassa qualità, dalla veste tipografica dimessa e soprattutto sfregiate da vistosi errori, tagli e rimaneggiamenti.

Nel tentativo di proteggersi dalle ristampe contraffatte, Manzoni progetta un’edizione illustrata dell’opera: è la cosiddetta 40ana, che esce a dispense tra il 1840 e il 1842. L’autore pensava che nessuno stampatore illegale avrebbe avuto la capacità tecnica e le risorse economiche necessarie per imitare l’originale. Le sue previsioni ottimistiche, tuttavia, vengono totalmente smentite: la 27ana continua ad essere l’edizione più ristampata, e nuove illustrazioni meno raffinate sostituiscono quelle del pittore Francesco Gonin. La 40ana si rivela un fallimento economico. Manzoni ha investito nel progetto circa 80000 lire milanesi, e ne ha recuperate soltanto la metà.

Testo tratto da Mariarosa Bricchi, La fortuna editoriale dei "Promessi sposi" (in Atlante della letteratura italiana, a cura di S. Luzzatto e G. Pedullà, vol. III, Dal Romanticismo a oggi, a cura di D. Scarpa, Torino, Einaudi, 2012, pp. 119-127)